Partecipare al Boat Days on Board Blue Expo dopo aver deliberato la realizzazione di un “porticciolo” fa davvero ridere (anzi piangere). Figuraccia (l’ennesima), con l’Agenzia del Demanio e il “Molo di Ponente”
TARQUINIA – Ci sarebbe da ridere a crepapelle se non ci fosse da piangere lacrime di sangue. L’ultima perla della politica tarquiniese somiglia a una commedia dell’assurdo, una di quelle sceneggiature in cui il dilettantismo si traveste da competenza e la propaganda tenta, goffamente, di coprire i disastri della realtà.
Da un lato abbiamo la cronaca di una gita fuori porta in stile “canotto, bibita gelata e passeggiata“, dall’altro il documento formale dell’ennesima, colossale figura rimediata davanti alle istituzioni dello Stato. Un pasticcio burocratico che fotografa alla perfezione lo stato di totale confusione in cui versa il Comune di Tarquinia.
Mentre la città “affonda” sotto il peso di un’evidente approssimazione gestionale, il sindaco Francesco Sposetti, l’assessore al demanio Andrea Andreani e la funzionaria Sandra Meloni hanno pensato bene di farsi un bel viaggio a Gaeta. Destinazione? Il Boat Days on Board Blue Expo, una kermesse dedicata alla nautica e all’economia del mare. Con un comunicato stampa inviato a mezzo mondo – ma rigorosamente non a questo Blog – la maggioranza ha magnificato l’evento come un’“importante occasione di confronto” sulla gestione del demanio marittimo e sulle “sfide future“.
La gita a Gaeta: passerelle dorate e porti declassati
Fa sinceramente sorridere il linguaggio pomposo utilizzato da Sposetti e Andreani, che parlano di “dialogo costruttivo” e “prospettive normative” proprio nei giorni in cui la gestione reale delle nostre coste tocca i minimi storici.
Cosa siano andati a fare a Gaeta, se non una passerella a spese dei contribuenti tarquiniesi, resta un mistero fittissimo. Soprattutto se si considera come questa stessa amministrazione ha gestito, negli ultimi mesi, la dolorosa vicenda del porto di Tarquinia, di fatto declassato a mero porticciolo senza che venisse alzata una barricata politica degna di questo nome.
Ma il vero capolavoro del ridicolo si tocca con la presenza della funzionaria Sandra Meloni. Il comunicato esalta la sua partecipazione a “testimonianza della collaborazione tra amministratori e uffici“. Parliamo della stessa solerte funzionaria salita agli onori della cronaca per la celeberrima dimenticanza della PEC alla Regione Lazio; una svista burocratica imperdonabile che è costata alle casse comunali la perdita di oltre 600mila euro di finanziamenti destinati ai danni dell’alluvione. Vederla sfilare a Gaeta a discutere di “sviluppo turistico” fa comprendere quanto questa giunta sia scollegata dalla realtà.
Il pasticcio del Molo di Ponente: una figura “alla Emilio Fede” cioè di m.
Mentre a Gaeta si declamavano fumosi progetti sulla sostenibilità, a Tarquinia gli uffici producevano un disastro amministrativo da record, una vera e propria figura “alla Emilio Fede”. Parliamo dell’Ordinanza Sindacale n. 22 del 19 maggio 2026, un atto di annullamento in autotutela che mette a nudo l’incompetenza della macchina comunale.
albopretorio_000023472_001_or__2902La storia ha dell’incredibile. Per chiudere il “Molo di Ponente” alle Saline – gravemente danneggiato dalle mareggiate – il Sindaco, lo scorso 24 aprile, aveva emanato un’ordinanza contingibile e urgente (la n. 16) imponendo la messa in sicurezza immediata al presunto proprietario del compendio della Riserva Naturale. Peccato che a Tarquinia i documenti si leggano evidentemente al contrario, o non si leggano affatto. Il 12 maggio, l’Agenzia del Demanio ha dovuto prendere carta e penna e scrivere al Comune (protocollo n. 21108) per spiegare ai nostri “esperti” amministratori l’ABC della geografia catastale: quell’area non c’entra nulla con la Riserva, ma ricade nel demanio pubblico dello Stato – ramo Marina Mercantile.
Risultato?
Il Sindaco ha firmato un atto palesemente illegittimo, indirizzato alla persona sbagliata. Ha dovuto fare marcia indietro con la coda tra le gambe, revocando tutto in autotutela ai sensi dell’articolo 21-nonies della Legge 241/90 per “ripristinare la correttezza dell’azione amministrativa“. Un’umiliazione burocratica firmata digitalmente dallo stesso Francesco Sposetti.
Meno risate, più studio: l’appello a rimanere in ufficio
Il quadro generale è desolante: da un lato si perdono 600mila euro per una PEC non inviata, dall’altro si firmano ordinanze a caso senza verificare di chi siano i pontili da chiudere, e nel frattempo si va a Gaeta a fare i dotti di fronte al mare.
L’invito che rivolgiamo al Sindaco Sposetti, all’assessore Andreani e alla dottoressa Meloni è uno solo, chiaro e senza sconti: lasciate perdere i canotti, i buffet e i congressi sulla Blue Economy.
Smettetela di viaggiare a spese dei tarquiniesi e barricatevi dentro gli uffici del Comune. Mettetevi seduti, aprite i faldoni, prendete un caffè forte e leggete attentamente le carte prima di firmarle.
Tarquinia non ha bisogno di turisti della politica in trasferta, ha bisogno di amministratori capaci che sappiano distinguere la Riserva Naturale dalla Marina Mercantile e che sappiano inviare una PEC in tempo. Le brutte figure hanno superato il livello di guardia: la ricreazione è finita.
Buon “porticciolo” a tutti…

