Intanto, nonostante le rassicurazioni in consiglio, i commercianti dell’area ribadiscono di essere totalmente scontenti e altamente preoccupati per il prossimo futuro
Viterbo – Il caos viabilità legato alla nuova pista ciclabile di via della Pila approda sui banchi del Consiglio comunale, trasformandosi nel prevedibile terreno di scontro tra l’amministrazione e le forze di minoranza. Sotto il fuoco incrociato delle interrogazioni presentate da Matteo Achilli (FdI), Alvaro Ricci (Pd) e Andrea Micci (Lega), gli assessori Stefano Floris (Lavori Pubblici) e Emanuele Aronne (Urbanistica) hanno tentato di blindare l’operato della Giunta, non senza concedere una parziale e attesa ammissione di colpa sulle tempistiche del cantiere.
Il punto nevralgico del dibattito resta l’inversione delle fasi operative che ha di fatto paralizzato il quartiere. È l’assessore Aronne ad assumersi l’onere di chiarire il cortocircuito: “Siamo d’accordo, andava istituito prima il senso unico e poi realizzata la pista. Chiediamo scusa, l’errore è stato dettato dalla fretta di rispettare la tagliola del Pnrr, che impone il termine dei lavori a fine giugno”.
Nonostante il passo falso logistico, gli esponenti della maggioranza difendono a spada tratta il tracciato e le sue conseguenze. Aronne contrattacca frontalmente sulla spinosa questione della sosta, fulcro delle proteste commerciali: “Difendere i parcheggi abusivi che insistevano prima su via della Pila è illegale”. L’assessore all’Urbanistica prova poi a rassicurare i commercianti, garantendo che il nuovo assetto porterà otto stalli regolarizzati, in aggiunta ai cinque che verranno mantenuti con l’introduzione del senso unico. “Un pedone rischia una biciclettata, che è sempre meglio di una macchinata”, ha aggiunto Aronne, invitando a giudicare l’opera solo a cantiere ultimato.
Sulla stessa lunghezza d’onda si sintonizza Stefano Floris, che tenta di smorzare l’emergenza confinando la reale criticità a un tratto di soli 74 metri, a fronte dei quattro chilometri totali dell’opera. “Non è vero che l’amministrazione ignora i disagi”, precisa Floris, sostenendo di aver riscontrato un clima comprensivo tra i residenti e un utilizzo già attivo della corsia da parte di ciclisti e persone con disabilità.
Il dibattito in aula si è inevitabilmente spostato sulle responsabilità storiche dell’infrastruttura. Alle puntuali accuse di Achilli, che ha ricordato l’iter di approvazione tecnica risalente al 2021 (fase pre-commissariale), Floris ha replicato rivendicando i pesanti correttivi apportati dall’attuale compagine di governo. Secondo l’assessore ai Lavori Pubblici, l’attuale Giunta avrebbe avuto il merito di ridimensionare il progetto originale ereditato dall’era Arena, accorciandolo da nove a quattro chilometri ed evitando così il passaggio all’interno del quartiere Ellera, che avrebbe comportato la cancellazione di ben trecento posti auto.
Le rassicurazioni e le proiezioni future non hanno tuttavia scalfito le certezze della minoranza. Achilli, che risiede proprio nella zona interessata dai lavori, ha ribadito come i disagi strutturali e le strettoie davanti alle attività commerciali siano destinati a rimanere una costante.
Sulla reale utilità dell’infrastruttura è intervenuto Alvaro Ricci (Pd), evidenziando un limite concettuale: le piste ciclabili sono funzionali solo se concepite per collegare poli di reale interesse (citando come esempio virtuoso il percorso tra Valle Faul e la zona termale), rischiando altrimenti di ridursi a mere forzature urbane. La sintesi politica del malcontento è toccata ad Andrea Micci (Lega), che ha dato voce al dubbio sempre più diffuso in città: l’istituzione in extremis del senso unico per far respirare via della Pila rischia di non essere la soluzione definitiva al problema, ma la classica toppa peggiore del buco.

