Rebibbia, i droni per portare pistole, droga e cellulari ai detenuti

ROMA – Il pericolo arriva dal cielo. I droni che portano pistole, droga e cellulari nelle carceri non sono più un mistero. L’ultima operazione della polizia penitenziaria a Rebibbia ha consentito di sequestrate una decina di telefonini, panetti di hashish, sim di ricambio e anche i caricabatterie.

Solo qualche mese fa, a Frosinone, era stata sganciata da un drone una pistola con la quale un detenuto aveva aperto il fuoco e poi preso in ostaggio due agenti di custodia.

Nella notte di lunedì scorso la polizia penitenziaria ha sventato l’ultima consegna a Rebibbia. Ma è stata una operazione frutto di un controllo minuzioso del cielo sopra Rebibbia unito a una buona dose di fortuna. Adesso i sindacati pongono l’accento sulla tecnologia in mano alla polizia penitenziaria. Armi spuntate rispetto a quelle della criminalità.

“Prevenzione e sicurezza non si possono garantire con dotazioni vecchie e insufficienti”, spiega Donato Capece, segretario generale del Sappe. “Mentre la delinquenza si dota dei mezzi più moderni per bucare la sicurezza dello Stato. I nostri jammer captano i segnali dei cellulari ma niente di più e sono di seconda o terza generazione”. Capece chiede allo Stato anche maggiore specializzazione. “C’è bisogno di un nucleo di poliziotti penitenziari specializzato sul territorio per intercettare i droni”.

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