I due amici, entrambi toscani, erano scomparsi da giovedì scorso
AREZZO – È stata confermata nel pomeriggio di lunedì la notizia che tutti temevano: i corpi di Mario Paglicci e Fulvio Casini sono stati individuati tra i resti dell’elicottero caduto sull’Alpe della Luna, in una zona boscosa e difficile da raggiungere al confine tra Toscana e Marche. Il relitto, ormai ridotto a una carcassa annerita, è stato avvistato dopo giorni di ricerche rese complicate dal maltempo e dal terreno impervio.
I due amici, entrambi toscani, erano scomparsi da giovedì scorso. Avevano lasciato Venezia a bordo di un elicottero privato diretto a Castiglion Fiorentino, ma il loro segnale si era perso improvvisamente. Poco prima della scomparsa, Paglicci aveva inviato un messaggio: “Abbiamo un’avaria”. Poi, il silenzio.
Le squadre di soccorso hanno individuato il velivolo in un canalone dell’Alpe della Luna, tra i boschi della Valtiberina. All’interno, i corpi dei due uomini. Le operazioni di recupero, tuttavia, non sono ancora concluse: la zona è talmente impervia che gli specialisti stanno lavorando con estrema cautela per garantire la sicurezza dei soccorritori.
Mario Paglicci, 77 anni, era un imprenditore aretino molto conosciuto nel settore orafo. Fondatore del gruppo Paglicci, era un uomo appassionato e instancabile, noto anche per il suo amore per il volo. Fulvio Casini, 67 anni, era titolare di un’agenzia immobiliare a Sinalunga e condivideva con l’amico la passione per gli elicotteri: entrambi erano piloti esperti, legati da un’amicizia di lunga data.
Gli inquirenti stanno ora cercando di capire cosa sia accaduto in quei minuti drammatici. Le prime ipotesi parlano di un guasto tecnico, ma non si escludono altre cause. L’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo ha aperto un’inchiesta per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente.
La notizia del ritrovamento ha gettato nel dolore le comunità di Arezzo e Sinalunga, dove entrambi erano figure conosciute e rispettate. “Erano due persone generose e vitali – raccontano amici e conoscenti – sempre pronte a mettersi in gioco”.
Una tragedia che lascia attonite due famiglie e due intere comunità, colpite nel cuore da una passione che per Mario e Fulvio era sinonimo di libertà e che invece, in un giorno di novembre, li ha portati a scomparire tra i boschi della loro terra.

