In manette Stefano Frignani (già detenuto per altro reato) e Daniele Medori tra le 13 persone arrestate oggi alle prime luci dell’alba (VIDEO)
CIVITAVECCHIA – L’ordinanza di custodia cautelare firmata dal GIP Emanuela Attura scoperchia un sistema criminale complesso, dove il passato e il presente della malavita romana si fondono in un’unica, violenta realtà.
Al centro del mosaico c’è Raffaele Pernasetti, detto “Er Palletta“, un nome che evoca gli anni di piombo della Banda della Magliana. Ma attorno a lui, e soprattutto attorno alla figura emergente di Manuel Severa, soprannominato “Il Matto”, si muove una rete di “batterie” specializzate nello spaccio di cocaina e hashish che estendono i propri tentacoli ben oltre i confini del Trullo e di Testaccio, arrivando a toccare i centri nevralgici del litorale nord: Civitavecchia e Santa Marinella.
È proprio in questa geografia del crimine che emergono due figure chiave per la tenuta del business sul territorio laziale: Stefano Frignani, noto come “Il Lupo”, e Daniele Medori.
Stefano Frignani: Il “Lupo” della costa e la logistica del denaro
Stefano Frignani (classe 1967) non è un semplice comprimario. Secondo gli atti d’indagine, Frignani riveste il ruolo di fornitore stabile per l’organizzazione di Severa. La sua posizione è cristallizzata nel capo d’imputazione 30, che lo vede accusato di traffico di sostanze stupefacenti in concorso con i vertici del gruppo romano.
Stefano Frignani stava ai domiciliari condannato per omicidio volontario dopo aver ucciso Massimo Pietroni, un buttafuori di una discoteca a Santa Marinella, con tre colpi di pistola. La sentenza finale ha visto condannare Frignani a 25 anni di carcere e al pagamento di 100 mila euro per ognuna delle tre parti civili.
Il rapporto tra Frignani e l’organizzazione è basato su una fiducia cementata dal tempo e dal reciproco interesse economico. Nelle intercettazioni e nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, come Serena Lucantonio e Fabio Postumi, emerge chiaramente come Frignani fosse il punto di riferimento per l’approvvigionamento di partite di droga destinate alle piazze di spaccio della Capitale.
Un passaggio fondamentale dell’ordinanza descrive il flusso di denaro che da Roma viaggiava verso il litorale. Lucantonio riferisce agli inquirenti:
“Alessandro Stomaci era l’unico autorizzato a portare i soldi direttamente a Stefano Frignani. Non erano somme qualunque, erano i proventi di settimane di spaccio che servivano a saldare le forniture precedenti e a garantirne di nuove. C’era un rispetto quasi reverenziale per ‘Il Lupo’, perché garantiva qualità e costanza nella fornitura.”
Il ruolo di Frignani, descritto come un soggetto con una spiccata “recidiva specifica”, dimostra come la criminalità romana avesse bisogno di solidi agganci a Civitavecchia per diversificare i canali di rifornimento, evitando di dipendere da un unico canale e creando una rete di protezione reciproca.
C’è da aggiungere che Stefano Frignani è stato arresto l’11 aprrile scorso con l’accusa di aver ceduto una pistola 9×21 ad un gruppo di fuoco usata per l’omicidio Cristiano Molè, il 33enne freddato il 15 gennaio 2024 a Corviale da 17 colpi di pistola esplosi in strada e di cui otto arrivati a bersaglio, non è stato un semplice agguato di periferia, ma una esecuzione organizzata nei minimi dettagli e, per gli inquirenti, eseguita col metodo mafioso.
Daniele Medori: Il volto violento di Civitavecchia

Se Frignani rappresenta la mente logistica e la “faccia” commerciale dell’asse Roma-Civitavecchia, Daniele Medori (classe 1978) ne rappresenta il braccio operativo e, all’occorrenza, violento. Legato a doppio filo a Claudio Di Lodovico, uno dei colonnelli di Severa, Medori è descritto come un personaggio capace di muoversi con estrema disinvoltura tra la compravendita di droga e l’uso delle armi.
Le indagini svelano un sistema di “mutuo soccorso” criminale: Medori acquistava cocaina dal gruppo di Severa (anche mezzo chilo alla volta), ma era pronto a rifornire i romani quando questi rimanevano “a secco”. Ma è nel capitolo relativo alla violenza che il profilo di Medori si fa inquietante. Il collaboratore di giustizia Marco Casamatta racconta un episodio emblematico avvenuto nei pressi di una pizzeria, dove Medori avrebbe tentato di regolare i conti con un rivale soprannominato “Isaia”.
Dalle carte dell’ordinanza emerge la ricostruzione di un tentato omicidio che sembra uscito da un film d’azione:
“Medori è arrivato davanti al locale armato di un fucile a pompa calibro 12. Voleva uccidere Isaia. Il fucile si è inceppato al primo tentativo, un colpo di fortuna che ha permesso alla vittima di iniziare a correre. Ma Medori non si è fermato: ha scarrellato, ha riarmato e ha esploso due colpi mentre l’altro scappava tra i tavoli e le macchine parcheggiate. Solo per miracolo i pallettoni non hanno colpito il bersaglio.”
Questo episodio non è solo un fatto di cronaca nera, ma è la prova del “metodo” utilizzato dal gruppo: la violenza non è un’opzione residuale, ma uno strumento di controllo del territorio e di affermazione del potere, anche a Civitavecchia.
Daniele Medori infatti spadroneggiava a largo della Pace zona di raccolta dei turisti che scendevano dalle navi da crociera e dentro il porto, probabilmente, avvenivano parte dei suoi traffici.
L’asse criminale e le intercettazioni
Le intercettazioni ambientali e telefoniche sono il cuore pulsante dell’inchiesta. In una conversazione registrata tra Di Lodovico e alcuni sodali, si discute della necessità di mantenere saldo il controllo su Civitavecchia e Santa Marinella, aree considerate estremamente redditizie.
Intercettazione del 14 marzo 2023: Di Lodovico: “A Civitavecchia dobbiamo stare attenti, Daniele (Medori, ndr) sa come muoversi, ma lì la gente parla troppo. Bisogna portare la roba, prendere i soldi e sparire. Se Stefano (Frignani, ndr) ci dà il supporto che dice, possiamo prenderci tutto il litorale fino a Tarquinia.” Sodale: “Ma loro so’ affidabili?” Di Lodovico: “Daniele è uno che non si tira indietro se c’è da fare casino. Stefano ha i contatti giusti. È un asse che funziona, non lo spezziamo adesso che Manuel (Severa, ndr) vuole spingere forte.”
Queste conversazioni dimostrano come il gruppo di Severa considerasse Frignani e Medori non come semplici clienti, ma come partner strategici. La droga partiva da Roma verso il mare, e dal mare tornava sotto forma di contante o di altre partite di stupefacente, in un circolo vizioso che alimentava le piazze di spaccio del Trullo, della Magliana e di Testaccio.
Il ruolo di Santa Marinella: La logistica occulta
Sebbene Civitavecchia appaia come il quartier generale dei due, l’ordinanza cita ripetutamente Santa Marinella come luogo di incontri e di stoccaggio temporaneo. La cittadina balneare veniva utilizzata come zona “neutra” per gli scambi, lontano dagli occhi indiscreti dei commissariati capitolini. In particolare, alcuni passaggi indicano come nel marzo del 2023 diverse consegne siano avvenute proprio nei pressi del litorale di Santa Marinella, sfruttando la minore pressione delle forze dell’ordine durante la stagione invernale.
L’operazione “Ritorno al Crimine” ha dimostrato che la “pax criminale” a Roma e provincia è solo un’illusione. Figure come Stefano Frignani e Daniele Medori sono l’esempio di come la criminalità organizzata riesca a federare realtà locali forti con le batterie storiche della Capitale.
Mentre Frignani gestiva i flussi e le relazioni, Medori garantiva la forza d’urto necessaria per risolvere le controversie. L’ordinanza sottolinea come questo legame tra il litorale e Roma fosse vitale per l’organizzazione di Manuel Severa, che poteva contare su una retrovia sicura e su fornitori affidabili anche nei momenti di maggiore pressione investigativa.
Il ritorno in carcere di Pernasetti e l’arresto di figure operative come Medori e Frignani segnano un colpo durissimo a questo asse criminale, ma le carte dell’inchiesta suggeriscono che la rete è vasta e che il controllo del traffico di droga tra Roma e il mare rimane il boccone più ambito per chiunque aspiri a ereditare il trono che fu della Banda della Magliana.
Elenco dei soggetti destinatari della richiesta di misura cautelare:
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PERNASETTI Raffaele (detto “Er Palletta”)
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SEVERA Manuel (detto “Il Matto”)
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CASAMATTA Marco (detto “Fiore”)
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POSTUMI Fabio
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LUCANTONIO Serena
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BARDEGLINU Manolo (detto “Lollo”)
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CAPRIOTTI Alessandro (detto “Miliardero”)
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CORVESI Alessandro
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DE ANGELIS Alessandro
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DI CINTIO Andrea (detto “Piovra”)
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DI LODOVICO Claudio
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DI MARZIO Valeria
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DI MATTEO Simone (detto “Pio Pio”)
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DI SILVESTRO Daria
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FRIGNANI Stefano (detto “Lupo”)
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GAROFOLO Walter
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LEONARDI Andrea (detto “Er Cicoria”)
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LEONARDI Fernando
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LIVI Danilo
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MARINUCCI Fabrizio
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MASSIDDA Simone
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MEDORI Daniele
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MINUTI Alessandro
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PIACENTI Fabiola (detta “Bibbi”)
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PIACENTI Damiano
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PECCIA Manuel (detto “Perepè”)
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ROCCHI Fabio
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SAMBRINI Roberto
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SIMEONI Simone
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SPINA Enrico
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STOMACI Alessandro
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VARESI Damiano
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ZILJA Ervin
Indagati per il reato di Associazione a Delinquere (Capo 1):
All’interno di questo gruppo, l’ordinanza identifica specificamente come indagati per il reato di cui all’art. 74 D.P.R. 309/90 (associazione finalizzata al traffico di stupefacenti) i seguenti soggetti:
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SEVERA Manuel (Capo e promotore)
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DI LODOVICO Claudio (Organizzatore)
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DI SILVESTRO Daria (Contabilità e gestione cassa)
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BARDEGLINU Manolo, CASAMATTA Marco, DE ANGELIS Alessandro, MARINUCCI Fabrizio, POSTUMI Fabio, PIACENTI Damiano e PECCIA Manuel (Partecipi con compiti di rifornimento e cessione)
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DI MATTEO Simone (Organizzazione pusher e riscossione proventi)
- LUCANTONIO Serena (Consegne, prelievi e contabilità)
- PIACENTI Fabiola (Vendita al dettaglio e logistica telefoni)
- STOMACI Alessandro (Uomo di fiducia e autista di Severa)
- DI MARZIO Valeria e DI CINTIO Andrea (Gestione della piazza di spaccio di Corviale)
L’ordinanza precisa che Raffaele Pernasetti viene considerato una figura esterna all’associazione specifica di Severa, ma suo fornitore e intermediario di rilievo.










