Latina – Processo “Dirty Glass”, se il processo diventa il teatro dell’assurdo

Tra vuoti di memoria, faldoni che volano e “scolaretti” impreparati: cronaca di un naufragio giudiziario nel Tribunale che omaggia (con orgoglio) ancora il Duce

LATINA – C’è un’aria pesante, quasi asfissiante, nell’aula del terzo collegio del Tribunale di Latina. Non è solo il caldo di maggio o il peso burocratico di un processo mastodontico come “Dirty Glass”.

È l’odore di un’istituzione che sembra avvitarsi su se stessa, tra i marmi di un palazzo che accoglie ancora i visitatori nel nome del Duce e una giustizia che, oggi, è parsa più simile a una recita parrocchiale andata male che a un solenne esercizio di diritto.

I giudici La Rosa, Mongillo e Ciccone siedono lì, chiamati a dipanare l’intreccio che vede al centro Luciano Iannotta, l’imprenditore di Sonnino accusato di essere il fulcro di una galassia oscura. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, l’alba di oggi è stata plumbea.

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IL PM SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

Tutto inizia con una richiesta semplice, quasi banale nell’era dell’iper-condivisione: effettuare riprese video e fotografie. Un po’ di luce in quell’aula scura, per documentare le dinamiche del potere e della cronaca, sullo stile di “Un giorno in Pretura”. La risposta? Una barricata. Il pubblico ministero Francesco Gualtieri si è opposto con una tenacia che definire nervosa sarebbe un eufemismo.

Gualtieri è apparso fuori controllo. Non è stata una dialettica forense, ma un corpo a corpo fatto di sospiri teatrali, commenti sibilati ad alta voce, fogli lanciati sul tavolo e faldoni sbattuti con la violenza di chi cerca di coprire con il rumore la fragilità delle proprie posizioni.

Uno spettacolo indecoroso, un teatrino culminato in scontri verbali feroci con i difensori, che ha dato subito il tono a una giornata destinata a scivolare nel grottesco.

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Il primo round legale ha riguardato Vincenzo Cosentino, rappresentante della Ferrocem Prefabbricati, società satellite (così dicono) del pianeta Iannotta. Per l’accusa, Cosentino è la vittima di un’estorsione da 84mila euro orchestrata da Iannotta e materialmente eseguita dai collaboratori di giustizia (i soliti noti) Renato Pugliese e Riccardo Agostino.

Ma qui il castello di carte comincia a tremare. La difesa di Iannotta ha piazzato un’eccezione che pesa come un macigno: Cosentino ha patteggiato per la bancarotta Ferrocem ma ha un nuovo procedimento in arrivo a ottobre stralciato da quell’inchiesta. Se venisse confermato che la sua posizione è quella di un “testa di legno di professione” (per conto di Paolo Fontenova), la sua testimonianza, che ha già bruciato ore di udienza, avrebbe lo stesso valore della carta igienica riciclata che si trova nei bagni del Tribunale. Il Collegio si è riservato di decidere dopo aver consultato l’ufficio Gip. In palio non c’è solo un cavillo, ma la credibilità dell’intero impianto accusatorio.

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L’ISPETTORE SENZA MEMORIA: IL SUPER POLIZIOTTO DIVENTA “SCOLARO”

Il momento clou, però, è stato l’ingresso in scena di Renzo Battista, l’ispettore di Polizia che all’epoca guidava la Squadra Mobile. L’uomo che ha condotto le indagini, curato le intercettazioni, piazzato le cimici e interrogato i testimoni. Sulla carta, un super poliziotto. In aula, uno scolaro impreparato agli esami di terza media.

È stato imbarazzante assistere alla performance di un investigatore di lungo corso che, di fronte al lavoro della sua vita (o almeno di quella inchiesta), non è stato in grado di ricordare assolutamente nulla.

Battista è stato costretto a leggere, riga dopo riga, parola dopo parola, l’informativa che lui stesso ha firmato. Un copione mandato a memoria ma subito dimenticato, dove il PM Gualtieri fungeva da maestro spazientito che cercava di suggerire le risposte al suo pupillo in difficoltà.

E le falle sono emerse subito. Battista ha iniziato a narrare il “mondo di Iannotta” partendo dalla denuncia di Luciano De Gregoris del 2017. Ha letto i messaggi “agghiaccianti”: “Merda, mi diverto”, “Bastardo, sappiamo dove vanno a scuola le tue figlie”. Ha parlato di bossoli lasciati come regalo. Fin qui, la cronaca nera da brividi. Poi, però, è arrivato il corto circuito.

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FISCHI PER FIASCHI E IL RISCHIO FALSA TESTIMONIANZA

Il “super poliziotto” è scivolato su una buccia di banana da 3.100 euro. Ha parlato di questa somma versata da Iannotta su un conto corrente bancario per pagare la “commissione” agli zingari che tenevano sotto pressione Cosentino. Ora, chiunque mastichi un minimo di criminalità sa che le estorsioni non si pagano solitamente con bonifici tracciabili sotto la voce “servizi vari“.

La realtà dei verbali – quegli stessi che Battista dovrebbe conoscere a menadito – racconta un’altra storia: quei 3.100 euro furono pagati da Iannotta al titolare del Bar Agorà, Cifra, il quale li avrebbe poi girati a Riccardo Agostino. Una verità messa nero su bianco dallo stesso Agostino nel febbraio 2017.

Battista ha letto fischi per fiaschi, esponendosi al rischio concreto che la difesa lo denunci per falsa testimonianza. Se il capo della Mobile non sa distinguere tra un bonifico a non a favore di Iannotta bensì a due elementi “presunti collaboratori”, che fine fa la certezza del diritto?

O dice bugie il poliziotto che dice di aver appreso dai pentiti o dicono bugie i pentiti che accusano se stessi.

Questo il documento agli atti che smentisce l’incredibile dichiarazione di Battista:

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Il momento di massima ilarità (o disperazione, a seconda dei punti di vista) si è toccato quando Battista, in totale confusione, si è rivolto al PM Gualtieri chiedendo apertamente suggerimenti su come continuare la testimonianza. Un’uscita che ha scatenato la rabbia del magistrato e i sorrisi sarcastici dei presenti.

Ma il vero colpo di grazia alla serietà della seduta è arrivato quando ci si è accorti che l’informativa in mano a Battista differiva di due pagine da quella in possesso delle difese.

Come sia possibile che in un processo di questa portata circolino versioni diverse dello stesso atto fondamentale rimane un mistero della fede (giudiziaria). L’udienza è stata interrotta nel caos, tra la lettura annoiata dei precedenti penali di Iannotta, descritti da Battista come un elenco di prescrizioni.

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LA RISPOSTA DI IANNOTTA: UN MORTO DI FAME DA 500 MILIONI?

Infine, è stato il turno di Luciano Iannotta. L’imputato eccellente ha preso la parola per le sue dichiarazioni spontanee. Niente urla, questa volta, ma un tono gelido e durissimo contro l’ispettore.

Battista aveva dipinto Iannotta quasi come un “morto di fame”, un uomo con un accertamento economico inferiore ai 20mila euro. Iannotta ha risposto schiaffando sul tavolo la nota finale della Guardia di Finanza: 16 milioni di euro di reddito personale e un volume d’affari che sfiorava i 500 milioni di euro.
Dunque delle due, una: o hanno sbagliato gli uomini di Battista o hanno scritto fesserie gli uomini della Giardia di Finanza.

Non solo: Iannotta ha smontato pezzo per pezzo la narrazione sulle sue inchieste passate. Non prescrizioni, come affermato con leggerezza dal poliziotto, ma assoluzioni piene.

Una discrepanza che trasforma la ricostruzione della Squadra Mobile in un romanzo fantasy scritto da qualcuno che non ha riletto l’indice.

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CI VEDIAMO A NOVEMBRE

Il processo è stato rinviato all’11 settembre e poi al 15 ottobre per finire di ascoltare la lettura del “faldone dei misteri” di Battista. Noi salteremo queste tappe: assistere a una lettura stentata di atti ufficiali è un esercizio di noia che non auguriamo a nessuno.

Torneremo in aula il 12 novembre 2026. Quel giorno, con l’inizio dei contro-esami, la finzione lascerà spazio alla realtà. E se le premesse sono queste, ci sarà davvero da “divertirsi”, ammesso che per allora il Tribunale di Latina abbia deciso di accogliere le telecamere in grado di trasmettere a tutti quanto sta accadendo in questo processo.