A illustrare i dettagli e il significato politico della manifestazione sono intervenuti Mirko Giuggiolini, presidente del Tuscia Pride e Alfonso Antoniozzi, vicesindaco e assessore alla cultura
VITERBO – La sala consiliare di Palazzo dei Priori ha ospitato la conferenza stampa di presentazione della terza edizione del Tuscia Pride, che invaderà pacificamente le strade di Viterbo il prossimo 6 giugno 2026. Un appuntamento ormai consolidato che, per il terzo anno consecutivo, trova spazio nel cuore istituzionale della città.
A illustrare i dettagli e il significato politico della manifestazione sono intervenuti Mirko Giuggiolini, presidente del Tuscia Pride, e Alfonso Antoniozzi, vicesindaco e assessore alla cultura.
Il tema scelto per questa edizione è “La Cura”. In un contesto globale e locale segnato da guerre, violazioni dei diritti umani, crisi economiche e crescenti disuguaglianze, gli organizzatori propongono un cambio di paradigma: passare da una società caratterizzata da violenza, odio e indifferenza a una in cui la cura reciproca e degli spazi diventi una responsabilità collettiva.
Giuggiolini ha snocciolato dati allarmanti per inquadrare l’urgenza di questo messaggio: l’Italia si colloca al 36º posto su 50 in Europa (secondo i dati ILGA Europe) per la tutela dei diritti LGBTQIA+, e ben il 58% delle persone queer e trans nasconde ancora la propria identità per paura di emarginazione. Un peso che grava enormemente sulla salute mentale, in particolare degli adolescenti del territorio, tra i quali i disturbi psicologici registrano un’incidenza superiore del 60% rispetto ai coetanei cisgender ed eterosessuali, in un Paese in cui il suicidio rappresenta la seconda causa di morte tra i giovani.
A fare eco a queste riflessioni è stato il vicesindaco Alfonso Antoniozzi, che ha sottolineato quanto sia crudele costringere un essere umano a inventarsi un’immagine fittizia e venire a patti con la propria identità per sopravvivere socialmente. Antoniozzi ha evidenziato come l’obiettivo fondamentale del Pride sia proprio mostrare a chi si sente isolato che esiste una comunità più estesa pronta ad accoglierlo, sottolineando la necessità di “ritrovare l’empatia, mettersi nei panni dell’altro come unico strumento capace di farci riconoscere l’umanità in chi ci sta di fronte, specialmente in un’epoca in cui gli algoritmi dei social media tendono a premiare la divisione, il bullismo e la polarizzazione“.
L’assessore ha poi anticipato, con trasparenza e per evitare polemiche, che non potrà essere fisicamente presente al corteo a causa di un concomitante e inderogabile impegno istituzionale con il conservatorio.
Dal punto di vista logistico, il concentramento per il corteo è fissato alle ore 15:30 in Via delle Fortezze (nell’area immediatamente antistante Porta Romana).
La parata attraverserà il centro storico, esplorando anche zone inedite rispetto alle edizioni passate, per portare orgoglio e visibilità in nuove aree della città. La giornata si concluderà a partire dalle 19:00 con la consueta Queer Night, in collaborazione con Amnesty. La serata sarà animata dal DJ set de La Roboterie, noto collettivo techno/queer di fama nazionale, che da anni unisce l’intrattenimento alla lotta per i diritti.
Un aspetto centrale del Tuscia Pride 2026 sarà l’estrema attenzione all’accessibilità. L’organizzazione ha predisposto una serie di misure per garantire che chiunque possa attraversare lo spazio del Pride in totale sicurezza e nel pieno della propria corporeità:
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Verranno distribuiti gratuitamente tappi per le orecchie per le persone sensibili ai rumori forti.
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Sarà fornita acqua per garantire una corretta idratazione a tutti i partecipanti.
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Sarà attivo un servizio di “cura”, con volontari riconoscibili da una fascia al braccio, pronti ad assistere persone con mobilità ridotta o facilitare la partecipazione di persone neurodivergenti.
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Lungo il percorso verranno individuati dei “punti di decompressione” (spazi ampi, ombreggiati o attività commerciali) dove chi si sente sovrastimolato potrà trovare ristoro e riposo.
La conferenza si è chiusa con un forte richiamo alla concretezza politica, ricordando anche le radici storiche del movimento: dalle storiche proteste di Sanremo del 1972 promosse dal F.U.O.R.I. (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) e da attivisti come Mario Mieli contro la patologizzazione dell’omosessualità, fino alle sfide odierne. Giuggiolini ha ribadito che i patrocini comunali, per quanto numerosi (hanno già aderito realtà come l’Università della Tuscia e molti comuni tra cui Tarquinia, Montalto di Castro, Vetralla, Fabbrica di Roma, Vignanello e Calcata), oggi non bastano più.
Il comitato chiede infatti un passo in avanti alle istituzioni: l’attivazione, presso la ASL locale, di un servizio pubblico integrato per i percorsi di affermazione di genere, dotato di psicologi ed endocrinologi, per evitare che le persone trans della Tuscia debbano intraprendere viaggi lunghi e costosi verso Roma o Perugia. È stata inoltre richiesta l’istituzione di sportelli antidiscriminazione gratuiti nei comuni della provincia. Infine, è stato lanciato un appello diretto alla sindaca di Viterbo, invitata non solo a partecipare alla festa, ma a sfilare al Pride indossando la fascia tricolore, per dare un segnale istituzionale forte a sostegno di diritti che, prima ancora di essere istanze del movimento, trovano fondamento nella Costituzione della Repubblica.

