Roma, via libera della Camera alla legge delega sul nucleare: il testo passa al Senato

Il tema resta storicamente divisivo nel Paese, che ha abbandonato il nucleare dopo il referendum del 1987 e successivamente ribadito tale scelta nel 2011

ROMA – La Camera dei deputati ha approvato la legge delega sul ritorno dell’energia nucleare in Italia. Il provvedimento ha ottenuto 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti. Il testo passa ora all’esame del Senato della Repubblica, dove il governo punta a ottenere il via libera definitivo prima dell’estate.

Si tratta di un passaggio politico rilevante perché riapre, dopo anni di assenza dal dibattito operativo, la possibilità di una cornice normativa per lo sviluppo del nucleare “di nuova generazione” nel Paese.

Cosa prevede la legge delega

La legge non autorizza immediatamente la costruzione di centrali, ma delega il governo a emanare entro 12 mesi una serie di decreti legislativi che definiranno il quadro tecnico e regolatorio.

Nel perimetro della delega rientrano diversi ambiti strategici:

  • lo sviluppo e la possibile realizzazione di impianti nucleari di nuova generazione, inclusi Small Modular Reactors (SMR), Advanced Modular Reactors (AMR) e micro-reattori;
  • la ricerca sulla fusione nucleare;
  • la produzione di idrogeno tramite energia nucleare;
  • la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi;
  • il riordino delle competenze tra gli enti regolatori e di controllo del settore.

Il testo prevede inoltre criteri stringenti per l’esecutivo: innalzamento dei livelli di sicurezza, semplificazione delle procedure autorizzative, coinvolgimento delle comunità locali attraverso meccanismi di compensazione economica e benefici territoriali, e la valorizzazione della filiera industriale nazionale.

Il passaggio politico

Il voto alla Camera riflette una maggioranza favorevole al ritorno del nucleare come parte del mix energetico italiano, mentre le opposizioni hanno espresso forte contrarietà, sia sul metodo della delega sia sui rischi legati alla gestione delle tecnologie e delle scorie.

Il tema resta storicamente divisivo nel Paese, che ha abbandonato il nucleare dopo il referendum del 1987 e successivamente ribadito tale scelta nel 2011.

Cosa succede adesso

Il prossimo passaggio sarà il voto del Senato, dove il testo dovrà essere approvato senza modifiche sostanziali per consentire un iter rapido. In caso di via libera definitivo, il governo avrà 12 mesi di tempo per tradurre la delega in decreti attuativi.

Solo a quel punto si entrerà nella fase operativa: definizione delle regole tecniche, individuazione delle autorità competenti, valutazioni di sicurezza e, in prospettiva, eventuale apertura alla costruzione di impianti.

In ogni caso, anche con l’approvazione dei decreti, la realizzazione concreta di nuove infrastrutture nucleari richiederà ulteriori passaggi autorizzativi, studi di fattibilità e tempi tecnici pluriennali.

Il voto di oggi, dunque, non segna l’avvio immediato del nucleare in Italia, ma l’apertura di una fase normativa che potrebbe ridisegnare profondamente la strategia energetica nazionale nei prossimi anni