Roma – “La mia Patria è un’idea”: Vannacci fa il pieno all’Eur circondato da centinaia di giovani

Quasi duemila persone per la kermesse di Futuro Nazionale. La destra sociale romana è risorta e rinvigorita. L’ex generale entra in scena sulle note de Il Gladiatore, accolto come un tribuno romano. In platea tanti volti noti, sindaci ed ex sindaci, consiglieri comunali

ROMA – Le note di Hans Zimmer riempiono il Salone delle Fontane dell’Eur ancora prima che le luci si abbassino. L’iconica colonna sonora de Il Gladiatore accompagna Roberto Vannacci verso il palco: un ingresso scenografico, studiato, che strappa un’ovazione.

Quasi duemila persone in piedi, bandiere tricolori mescolate ai vessilli di Futuro Nazionale, smartphone alzati a caccia di un selfie con il generale. È la kermesse “La mia patria è un’idea”, voluta per celebrare il traguardo dei 90mila iscritti al movimento fondato dall’ex ufficiale paracadutista, europarlamentare eletto nelle file della Lega e oggi pronto a percorrere una strada tutta sua.

La sorpresa della serata: i giovani

Se c’è un dato che colpisce più di ogni altro, non è la capienza della sala – già di per sé ragguardevole – ma la composizione della platea. Nelle prime file, e poi su su fino al fondo del salone, decine e decine di ragazzi e ragazze con la maglia ufficiale del movimento, bandiere al vento, occhi puntati sul palco. Concentrati, silenziosi nei momenti giusti, esplosi negli applausi nei momenti attesi. Una presenza che non è passata inosservata agli organizzatori, visibilmente soddisfatti. A loro Vannacci ha dedicato un passaggio specifico e diretto: “Ai giovani dico di osare perché nessuno regalerà mai loro nulla, tutto quello che otterranno sarà grazie alle loro braccia e all’ingegno della loro testa”.

Il cappello politico: facce note, provenienze variegate

La platea, però, non è fatta solo di giovani entusiasti. Chi conosce i volti della politica laziale e nazionale li ha riconosciuti uno per uno. Molti arrivano da esperienze recenti — qualcuno molto recente — nelle file di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Un transito che fotografa un malessere diffuso dentro il centrodestra di governo, e che Futuro Nazionale sembra intercettare con efficacia crescente.

Nella parte nord del quadrante romano ha fatto scalpore la presenza di Alessandro Grando, giovane sindaco di Ladispoli, già proiettato verso la conquista di Cerveteri. Elegantissimo e in compagnia della famiglia, si è visto anche Antonio Scaccia, figura conosciutissima in ciociaria. Nutrita la rappresentanza militare: graduati e non, in borghese ma riconoscibili. Famiglie intere, molte donne — e tra queste spiccava in rosso la fotografatissima Lubamba, tra i volti più immortalati della serata. L’ex sindaco di Civitavecchia Ernesto Tedesco.

Tra le delegazioni provinciali, particolarmente imponente quella di Viterbo, con due comitati attivi nella Città dei Papi: uno guidato dall’ex senatore leghista Umberto Fusco, l’altro dall’ex assessore e consigliere comunale Vittorio Galati, ciascuno con circa 500 iscritti alle spalle.

Non mancavano i reduci della stagione dei campi Hobbit — quei giovani di allora, oggi con qualche capello bianco in più — né i fedelissimi di Gianni Alemanno. E poi l’inossidabile Chicco Costini, insieme ai militanti più antichi, quelli che, come si dice in questi ambienti, non hanno mai cambiato idea.

Sul palco: il dibattito che diventa comizio

L’evento si apre con l’inno nazionale cantato da Vannacci, con tanto di “Sì” finale — quello scomparso dalle occasioni ufficiali per decreto del Presidente della Repubblica del 14 marzo 2025. Sul palco, ad affiancarlo, Massimiliano Simoni e Francesco Biava, insieme al professor Fabio Torriero della Lumsa, direttore de Lo Speciale. Quello che nasce come dibattito vira rapidamente verso il comizio non appena Torriero stuzzica Vannacci sul tema delle “parole proibite”, quelle identitarie che la cultura woke, a suo dire, vorrebbe cancellare.

“Futuro Nazionale non è un movimento, è un partito. È partito e chi lo ferma adesso?”, scandisce Vannacci. I riferimenti agli avversari si moltiplicano — Calenda, Piccolotti, Bersani, persino Marina Berlusconi — tutti citati come involontari promotori della sua ascesa. “Finché questi signori verranno a parlare di Futuro Nazionale, crescerà”, insiste.

Identità, sangue e remigrazione

Il cuore ideologico della serata è il capitolo sull’identità. “Il sangue, lo dico chiaramente: qualcuno oggi nega che l’identità sia l’identità di sangue. E invece no, è proprio quella”. Lo ius sanguinis, spiega, è la trasmissione familiare di valori, lingua, religione. “Se io nasco in Italia, ma a casa nutro una cultura, una civiltà, una lingua diversa da quella della società in cui vivo, io non sono italiano. Spero che lo Ius Solis non ci sarà mai”.

Poi il capitolo europeo, con la stoccata a Ursula von der Leyen e alla sua “Europa rinsecchita”. Una critica che si allarga all’alleanza di governo, accusata di “fare la stessa politica della sinistra”: “Abbiamo un governo di centrodestra che riceve il plauso dall’opposizione. Questa è una cosa che Futuro Nazionale non farà mai”.

Grande enfasi sul concetto di remigrazione: “Non è rimpatrio. È una politica che difende il sacrosanto diritto alla cultura e alla civiltà delle popolazioni autoctone”. E annuncia un libro in preparazione: “La remigrazione non è più un’opportunità, ma una necessità se vogliamo mantenere vivo l’Occidente come lo conosciamo”.

Verso la Costituente

Nella conferenza stampa che ha preceduto l’evento, Vannacci aveva già alzato il tiro: “Questa è una settimana di festeggiamenti. La paura fa 90, perché dalla stampa sembra che chiunque parli di noi come l’unica novità politica degli ultimi 15 anni in Italia”. Sulle prossime elezioni e sul candidato premier: “Se ci sarà lo faremo. Indovinate chi potrà essere…”, aveva concluso sorridendo.

L’appuntamento è già fissato: 13 e 14 giugno, ancora a Roma, con la Costituente di Futuro Nazionale. Il generale ha trovato la sua arena. La platea, per ora, risponde.

Dal primo evento romano, Vannacci poi annuncia che FnV avrà un candidato sindaco a Roma, ma anche a Milano. Sarà alle regionali in Sicilia e ovviamente alle politiche. Ma “oggi non parliamo di alleanze, di eventuali manovre di palazzo, lasciamo a qualcun’altro gli inciuci del Transatlantico. Noi siamo tra la gente e i risultati si vedono. Di alleanze si parlerà al momento giusto”. Anche quando sarà definita la riforma della legge elettorale. Del Bignami bis Vannacci promuove il premio di maggioranza ma promette che si batterà per le preferenze: “Uno scandalo aver tolto ai cittadini la possibilità di scegliere”.