Dal porto di Civitavecchia alle manette. La parabola del commercialista campano che Di Majo volle alla guida della PAS, tra polemiche, dimissioni-farsa e stipendi gonfiati. Oggi la giustizia lo raggiunge su un altro fronte, ma il copione è sempre lo stesso
CIVITAVECCHIA – C’è una certa amarezza, mista a quella soddisfazione che nessuno vorrebbe mai provare, nel rileggere oggi le cronache di quegli anni burrascosi in cui Raffaele Marcello sedeva sulla poltrona di amministratore unico della PAS — la Port Authority Security, società in house dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, con socio unico l’AdSP di Civitavecchia.
Amarezza, perché le storie di mala gestione della cosa pubblica lasciano sempre un segno. Soddisfazione, perché chi scriveva allora — sollevando dubbi, puntando il dito, chiedendo che magistratura contabile e giudiziaria mettessero il naso in certe vicende — non aveva torto. Anzi.
Civitavecchia Porto – Rinominato alla guida della PAS (aumentando il compenso) Raffaele Marcello
L’arrivo a Civitavecchia: una nomina contestata
Era il 2019 quando l’allora presidente dell’AdSP, Francesco Maria Di Majo, decise di affidare le sorti della PAS al commercialista di Santa Maria Capua Vetere Raffaele Marcello. Una scelta che fin dall’inizio aveva suscitato più di qualche sopracciglio alzato. La PAS era già una società in affanno — bilanci pessimi, situazione economica fuori controllo, un avvicendarsi vorticoso di amministratori unici nel giro di pochissimi anni. Inserire un commercialista campano, estraneo al tessuto portuale civitavecchiese, in una realtà così delicata sembrava quantomeno discutibile.
Ma Di Majo andò avanti per la sua strada. E Marcello si insediò.
Le dimissioni-farsa e lo stipendio aumentato
La storia prese una piega grottesca nei mesi successivi. Nel febbraio del 2020, Marcello rassegnò le proprie dimissioni dall’incarico. Una mossa che in molti interpretarono come una pressione per ottenere condizioni economiche migliori, visto che il diretto interessato si era lamentato a più riprese dello stipendio che riteneva inadeguato e dei mancati rimborsi che chiedeva con insistenza quasi asfissiante.
E così fu. Quelle dimissioni erano tutt’altro che definitive. Pochi mesi dopo — era luglio 2020 — Marcello veniva rinominato alla guida della PAS. Con un compenso ritoccato verso l’alto. Una mossa che aveva fatto giustamente infuriare chi, da queste pagine e non solo, aveva seguito la vicenda con attenzione.

Non bastasse, durante il periodo da “dimissionario”, Marcello aveva trovato comunque il modo di continuare ad operare: aveva traghettato la società all’assemblea e votato un bilancio che per mesi rimase inaccessibile al pubblico. Il sito sulla trasparenza della PAS era, per usare le parole di chi scrisse allora, “così trasparente che non si vedeva assolutamente niente.”
L’incompatibilità del revisore: un caso emblematico
Tra le tante contestazioni mosse a Marcello durante la sua gestione, spicca quella relativa alla nomina del revisore della PAS. Il commercialista campano aveva scelto come revisore della società Marco Manovelli — che però era anche membro dell’Organismo Indipendente di Valutazione dell’Autorità di Sistema Portuale. Una situazione di incompatibilità manifesta, che aveva portato chi seguiva la vicenda a chiedere formalmente l’invio di tutti i documenti alla Corte dei Conti, alla Procura della Repubblica di Civitavecchia e al Ministero dei Trasporti.
Oggi: agli arresti per la bancarotta dei Confidi Coldiretti
Civitavecchia è lontana, ma la giustizia ha la memoria lunga. E Raffaele Marcello, commercialista e docente presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, è tornato prepotentemente alla ribalta della cronaca giudiziaria — questa volta però in un contesto ben più grave di qualsiasi polemica portuale.
La Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata dal procuratore Pierpaolo Bruni, al termine di una complessa indagine della Guardia di Finanza di Caserta, ha ottenuto cinque misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta sui fallimenti pilotati di due società confidi legate alla Coldiretti: Agricentro Nord e Agricentro Sud. Marcello è finito agli arresti domiciliari insieme all’imprenditore ed ex uomo di Coldiretti Enrico Leccisi, considerato il principale architetto dell’operazione.
Le accuse sono pesantissime: bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Leccisi, in qualità di liquidatore delle due società, avrebbe orchestrato una sistematica operazione di svuotamento patrimoniale, con l’obiettivo di portare le due realtà al fallimento dopo averne prosciugato le risorse. Al suo fianco, secondo l’accusa, Marcello avrebbe contribuito fornendo false valutazioni al ribasso dei patrimoni aziendali, permettendo così la cessione di rami d’azienda a prezzi nettamente inferiori a quelli di mercato, a favore di società appositamente create e di fatto controllate dallo stesso liquidatore.
Civitavecchia Porto – Port Authority Security con i giorni contanti e liquidazione in vista
Il meccanismo era sofisticato: sei cessioni ad altrettante società costituite ad hoc, fino all’ultima di diritto panamense — scelta non casuale, pensata per rendere difficoltoso risalire al gestore di fatto. I beni sottratti fraudolentemente alle due società in liquidazione sono poi stati reimpiegati nell’acquisto di auto e immobili di lusso sparsi per tutta Italia. I sequestri disposti riguardano 25 immobili — in Puglia, Lazio, Toscana, Lombardia, Sicilia — oltre a numerose autovetture di lusso, conti correnti e polizze assicurative, per un valore complessivo stimato in circa 20 milioni di euro.
L’indagine era partita nel 2020 da una denuncia del collegio sindacale della Coldiretti, cui non erano stati forniti i bilanci di liquidazione. A un certo punto Leccisi aveva anche trasferito le sedi delle due società da Roma a Santa Maria Capua Vetere — mossa che aveva però consentito alla procura campana di raccogliere e mettere a sistema le diverse denunce presentate in giro per l’Italia.
Il danno, come ha spiegato il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caserta Nicola Sportelli, non si è fermato alla Coldiretti: centinaia di piccole e medie aziende agricole hanno perso la garanzia del Confidi e si trovano ora costrette a far fronte con le proprie risorse alle esposizioni verso banche e intermediari finanziari.
Va precisato che il tribunale del Riesame di Napoli ha successivamente revocato gli arresti domiciliari per Marcello, disponendo però nei suoi confronti il divieto di esercitare la professione di commercialista e di assumere uffici direttivi in persone giuridiche e imprese per sei mesi. Segno che, pur nella gradazione delle misure, l’ombra dell’indagine su di lui rimane ben presente.
Il filo che collega tutto
Non siamo qui a celebrare la sventura altrui. Ma c’è un obbligo morale, per chi fa informazione, di tirare le fila quando i fatti danno ragione alle preoccupazioni espresse suo tempo.

Raffaele Marcello era arrivato a Civitavecchia circondato da interrogativi legittimi. La sua gestione della PAS aveva alimentato polemiche concrete, documentate, circostanziate: le dimissioni usate come leva contrattuale, lo stipendio aumentato di conseguenza, la nomina di un revisore in palese incompatibilità, i bilanci tenuti lontani dalla trasparenza. Erano segnali. Segnali che in molti avevano letto e denunciato.
Oggi quella parabola trova un epilogo che, purtroppo, conferma i timori di allora. La giustizia ha fatto il suo corso su un fronte diverso, ma il profilo del personaggio è quello che chi seguiva le vicende portuali civitavecchiesi aveva già tratteggiato anni fa.
Non avevamo sbagliato. E avremmo preferito di sì.
Le accuse a carico di Raffaele Marcello sono ancora al vaglio della magistratura. Vigono la presunzione di innocenza e il diritto alla difesa, garantiti dall’ordinamento italiano.

