Civitavecchia Porto – Fatture gonfiate della PAS all’Autorità Portuale per circa un milione di euro. Chiesto il rinvio a giudizio per Scolamacchia, Nitrella e Gazzano

La Port Authority Security ha tre bilanci falsati e dovrà restituire l’intera somma a Molo Vespucci. La società è tecnicamente fallita

CIVITAVECCHIA – Falso ideologico, peculato e intralcio alla giustizia sono le accuse mosse a vario titolo, dal sostituto procuratore di Civitavecchia, Roberto Savelli, a tre ex appartenenti alla società in house PAS dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale e cioè Massimo ScolamacchiaFedele Nitrella Stefano Gazzano.

Tutto nasce dalla denuncia presentata dall’allora amministratore unico della Port Authority Security Umberto Saccone all’autorità giudiziaria. L’intento era, tra l’altro, quello di colpire Pasqualino Monti.

Non solo il bersaglio non è stato neppure sfiorato ma, ad affondare, sarà proprio la Port Authority Security non in grado , al momento,di restituire le somme indebitamente ricevute, per prestazioni mai effettuate, alla società “madre” cioè alla AdSP di Civitavecchia.

Già perché la Procura di Civitavecchia, in tre anni di indagine, ha appurato che non ci sono state responsabilità dei vertici di Molo Vespucci in carica quel periodo in quanto all’oscuro del “virtuosismo fiscale” messo in atto dai tre soggetti indagati.

Stefano Gazzano era l’amministratore unico della PASMassimo Scolamacchia il responsabile unico del procedimento per conto dell’Autorità Portuale. Fedele Nitrella, all’epoca dei fatti, era il direttore tecnico e responsabile dell’organo interno di supporto e verifica per la vigilanza sui controlli alle merci e passeggeri destinati al traffico nazionale ed internazionale.

In tutto sono 17 le fatture contestate dalla Procura di Civitavecchia ai tre quadri della PAS. Documenti fiscali emessi a cavallo tra il 2016 e il 2018. Fatture che venivano gonfiate con importi che variavano dai 53.659,00 euro ai 58.659,00 euro.

La somma complessiva dei soldi pagati in più da Molo Vespucci, per prestazioni mai effettuate, ammonta dunque a 994.105,00 euro.

Questi soldi che venivano pagati in più dall’Authority, servivano a coprire gli stipendi dei dirigenti che non riuscivano ad essere soddisfatti con i margini delle tariffe orarie pagate per i servizi di vigilanza, controllo passeggeri e merci.

Un colpo durissimo per il già provato bilancio della società in house guidata oggi dal dimissionario rinominato amministratore unico Raffaele Marcello.

Oltre alla richiesta di rinvio a giudizio e all’udienza che si terrà davanti al giudice per le udienza preliminari Paola Petti c’è da aggiungere che tale distrazione di soldi è stata segnalata anche alla Corte dei Conti che dovrà procedere alle verifiche sull’eventuale danno erariale.

Dall’emissione di fatture false si prefigura un percorso che porterà, nella maggior parte dei casi, alla concretizzazione del reato di dichiarazione fraudolenta, in quanto le fatture verranno, comunque, contabilizzate ed andranno ad incidere sul bilancio dell’impresa.

La legge Italiana ha istituito pene molto severe nei confronti di chi rilascia fatture false, infatti, chi emette fatture indicando al loro interno operazioni non corrispondenti al vero commette un reato come dice esplicitamente la normativa:

1. E’ punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, emette o rilascia fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

2. L’emissione o il rilascio di più fatture o documenti per operazioni inesistenti nel corso del medesimo periodo di imposta si considera come un solo reato».

Infine, solo a carico di Massimo Scolamacchia, c’è un altro capo di imputazione pesante, quello dell’intralcio all’attività investigativa e alla giustizia.

Avrebbe cercato di intimorire, attraverso la minaccia, il dirigente Giantelemaco Perticarà cercando di convincerlo a ritrattare quanto da lui dichiarato precedentemente all’Autorità Giudiziaria.

 

 

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